Archivio: Libri

I quattro gradi dell’amore del prossimo

«È giunto il momento di abbozzare una risposta a quelli che mi hanno chiesto per anni: “Ma perché fai tutte queste cose?”». Dopo una vita da “prete di strada” spesa al servizio degli “ultimi”, don Albanesi riflette a tutto campo sui fondamenti biblici, teologici e culturali di quello che è stato l’impegno della sua esistenza. La virtù della giustizia, l’amore per i propri cari, l’aiuto per chi ha bisogno, il dono della vita: sono questi i quattro gradi dell’amore del prossimo che l’autore individua, da vivere secondo una logica profondamente umana e al tempo stesso sorprendentemente evangelica. Una riflessione a tutto campo sul cuore del messaggio cristiano, da parte di “prete di strada” che ha speso tutta la vita per gli “ultimi”.

Il vangelo di strada. La chiesa di papa Francesco torna fra gli ultimi

“Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze». Questa è la nuova comunità immaginata da papa Francesco: la Chiesa non è una “dogana” che osserva, giudica e discrimina, ma «una casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa, soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati, ‘coloro che non hanno da ricambiarti’”. È così che la Chiesa torna in strada, a cercare le persone per incontrare Dio, soprattutto fra gli ultimi, e così che la parola dei Vangeli si fa carne e parla a ognuno di noi, ai nostri corpi, non solo alle nostre anime. Don Ciotti è presidente dell’associazione Libera, don Rigoldi è cappellano del carcere minorile di Milano, don Patriciello è parroco della Terra dei fuochi, don Albanesi è presidente della Comunità di Capodarco. Sono i sacerdoti di frontiera, che interpretano la loro missione come necessità di essere più vicini agli ultimi e ai loro bisogni. Fino a poco tempo fa erano etichettati come “preti di strada” e messi ai margini della Chiesa. Ora papa Francesco è dalla loro parte, e così hanno iniziato un viaggio, ripreso dalle telecamere della trasmissione A sua immagine, per leggere e commentare le pagine del Vangelo nelle periferie, quelle “nate col peccato originale”, in cui si ammassano delinquenti e diseredati, «ma anche nelle periferie dell’anima, per dare una mano alle persone a ritrovare un senso e un significato». Perché si può vivere senza sapere perché, ma non si può vivere senza sapere per chi.

Ripensare la famiglia. Per un cambio di passo nella Chiesa

La centralità della famiglia non può rimanese uno slogan, ma deve concretizzarsi nella legge della Chiesa, nella liturgia e nella pastorale rompendo monopoli che già le indicazioni del Concilio Vaticano II avevano suggerito di superare. Questa è la convinzione di don Vinicio Albanesi, «prete di strada» da sempre attivo nelle «periferie» care a papa Francesco, ma anche canonista e parroco di una piccola comunità di duecento famiglie, che – con le sue variegate e a volte complicate storie familiari – rispecchia un po’ il mondo, almeno quello occidentale. Punto di partenza di questa riflessione è la prima tappa del cammino indicato dal Papa alla Chiesa, il Sinodo straordinario del 2014, che ha espresso preoccupazione per la «crisi» della famiglia, ma non ha suggerito proposte concrete, con- fermando dottrine che nessuno ha mai masso in discussione e limitandosi a esprimere misericordia e accoglienza. Le tesi sostenute in questo libro, apparentemente semplici, sono in realtà complesse, in quanto richiedono una revisione dello schema che, da almeno cinque secoli, è stato elaborato a supporto del matrimonio cattolico. Nessuna «eresia», ma un tentativo di riportare il matrimonio a ciò che è per la Chiesa: un «sacramento nuovo» voluto da Cristo. Il Sinodo dell’ottobre 2015, per essere efficace, deve cambiare passo e promuovere la famiglia cristiana a protagonista della vita della Chiesa, riscoprendo il senso profondo del sacramento del matrimonio, Don Vinicio espone, – con la sincerità chiesta dallo stesso Francesco – le sue proposte, fondate sulla dottrina e sulla prassi, nella speranza che le indicazioni del prossimo Sinodo giungano come una «buona notizia» per tutti.

Il sogno di una Chiesa diversa. Un canonista di periferia scrive al Papa

«Carissimo Padre, la riforma possibile è epocale: presuppone, oltre che prudenza e saggezza, una grande fede nello Spirito. Non abbia timore di resistenze e obiezioni. Le posso assicurare che una riforma è desiderata dai fedeli laici, dai presbiteri, dai vescovi».

La finestra sulla strada

Dalla finestra della casa delle zie di Campofilone, un paesino delle Marche, inizia il racconto in prima persona di sette decenni vissuti intensamente, segnati dalle vicende della Comunità di Capodarco e da un’apertura progressiva ai problemi della società e della politica, ma anche da una ricerca spirituale senza sconti e facili scorciatoie.

I TRE MALI DELLA CHIESA IN ITALIA

Dopo Manca il respiro di Xeres-Campanini, Àncora bissa con I tre mali della Chiesa in Italia di don Vinicio Albanesi, perseguendo nella volontà di approfondire con onestà il profondo malessere in cui versa la religiosità e suggerire possibili vie d’uscita. Questa volta la riflessione su “una comunità cristiana che non regge gli sviluppi della vita delle persone e del mondo, chiusa nello sconforto di speranze sistematicamente deluse o aggrappata a tendenze intransigenti” parte da una prospettiva particolare: l’esperienza in prima linea di don Vinicio Albanesi

UNA STORIA UNICA

“Diversi fra i diversi”, così Marisa definisce Maria Pia. Il giudizio sulle diversità non è sempre soltanto un giudizio sullo stato delle cose ma può essere usato anche come giustificazione dell’emarginazione che grava su coloro che sono oggetto di tale giudizio. La diversità dell’altro può essere accolta con paura, rifiuto e diffidenza da coloro che non si considerano diversi. I disabili fisici possono essere accolti in modo negativo dalla società e, allo stesso modo, uno schizofrenico come Maria Pia può essere accolto in maniera negativa da una una comunità di disabili fisici. Una “diversa tra i diversi” Maria Pia, una “diversa” che tuttavia, in questa comunità, ha trovato tanti riferimenti affettivi e tanto amore.

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