Esplosione, Don Albanesi: “Nessun timore, la sicurezza viene da Dio”

La chiesa di San Marco alle Paludi

La chiesa di San Marco alle Paludi

CAPODARCO DI FERMO – “Il commento di questa quarta domenica dopo Pasqua non può prescindere dal grave attentato alla nostra Chiesa di San Marco: martedì notte, alle 23,35 hanno fatto scoppiare una bomba davanti al portone della nostra Chiesa, per far male. Nessuno conosce i motivi dell’attentato, né tanto meno gli autori”. Inizia così l’omelia che don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e parroco della chiesa di San Marco alle Paludi a Fermo, pronuncerà domenica prossima, 17 aprile.

Don Albanesi ha infatti deciso di aprire la chiesa ai fedeli, dopo l’attentato che ha colpito l’intera comunità locale nella notte di martedì. Un segnale di normalità e di speranza per tutti i parrocchiani e la Chiesa fermana. Nell’omelia vi è – inevitabilmente – un costante riferimento a quanto accaduto. In questo senso don Vinicio Albanesi lega con il pensiero le traversie di questo periodo ai primi discepoli che già avevano sperimentato le avversità e alle parole rassicuranti dell’Apocalisse e del Vangelo.

L’esplosione di 3 giorni fa. Quello di martedì scorso è stato l’ultimo di tre episodi in meno di due mesi. Tre chiese colpite dall’esplosione di ordigni rudimentali. Martedì, appunto, l’”avvertimento” con l’esplosione davanti alla chiesa di San Marco alle Paludi a Fermo, di cui è parroco proprio don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e direttore della Fondazione “Caritas in veritate”. Un ordigno esploso davanti al portone, più potente di quelli utilizzati in precedenza contro il Duomo e la chiesa di San Tommaso, che ha mandato in pezzi il portone d’ingresso, il rosone della cappella, le vetrate della chiesa e della sacrestia. Il boato è stato sentito distintamente dai residenti.

Il passo del Vangelo. Citando il brano del Vangelo di Giovanni, ricorrendo all’immagine del gregge, don Albanesi ripercorre le sue vicende personali e arriva al presente. “Dal Signore è affidato a ogni sacerdote una piccola o grande porzione di persone. Dal 1984 l’allora Vescovo Mons. Bellucci mi affidò questa Parrocchia. Ho sempre interpretato questa missione come un dono di Dio. Rimango fedele a quest’impegno e certamente nessuno può intimorirmi perché me ne allontani”.

E conclude: “Insieme possiamo continuare la nostra vita di cristiani, di abitanti della nostra città, di persone attente e generose. La sicurezza viene da Dio che sovrasta la nostra vita e provvede al nostro tempo. Nessun timore perché, come dice il salmo: ‘Riconoscete che solo il Signore è Dio: egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. Perché buono è il Signore, il suo amore è per sempre, la sua fedeltà di generazione in generazione’. Che il Signore ci benedica e ci protegga”.

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