Don Franco Monterubbianesi e i suoi 60 anni di sacerdozio

CAPODARCO – Venerdì 19 agosto alle 17,30 presso la Chiesa di Curetta di Servigliano don Franco Monterubbianesi festeggia l’anniversario del suo sacerdozio, il sessantesimo, con una Messa e una festa (presso l’aia della “Casa dei Fornaciari”), che vuole essere un momento di riflessione e il rilancio dell’impegno di una vita. Nel Natale del 1966, don Monterubbianesi, insegnante del liceo classico di Fermo, a poco più di 35 anni (è nato il 30 maggio del 1931) e prete da 10, insieme a un gruppo di persone disabili dà vita all’esperienza della Comunità di Capodarco, una possibilità di riscatto concreto e di autonomia per tante persone, ma anche una fonte di ideali e progettualità. Uno spirito che negli anni si è diffuso in Italia e nel mondo, attraverso altre comunità, centri di accoglienza, case famiglia. A partire dalla Comunità Capodarco di Roma, che fin dagli anni 70 ha accolto don Monterubbianesi.

I 60 anni di sacerdozio sono l’occasione per riaffermare il valore di quegli ideali, calati nelle nuove realtà. Da qui l’impegno del Fondatore che vuole essere motore di un nuovo rilancio: protagonismo dei giovani, turismo inclusivo e promozione dell’agricoltura sociale (sia nella realtà di Roma che tra Servigliano e la stessa Fermo) sono i principi da cui ripartire. Perché, nella visione di don Monterubbianesi, nello sviluppo in rete di questi elementi s’innesta la possibilità di un “Dopo di noi” a sostegno delle persone disabili. Una realtà che la Comunità ben conosce. “Nell’82 nelle Marche e dal ‘78 a Roma – ricorda – l’agricoltura è stata, con il ritorno di giovani alla terra, una grande idealità che oggi dobbiamo rilanciare”. E auspica un “futuro comune” di lavoro tra ragazzi, disabili e non, che durante gli anni della scuola sperimentano la convivenza e imparano a conoscersi. “Il nostro welfare, che ha subito un grande slancio tra il ’68 e il ’78, oggi è tornato indietro e a subirne le conseguenze è il terzo settore, che continua a lavorare al fianco di chi ha bisogno, ormai più povero dei poveri”, dice. Accanto a questo il Fondatore indica una crisi di valori politici, educativi e sociali che necessita di una risposta. “Il mio protagonismo oggi – dice a 85 anni – è nel promuovere lo sviluppo della Comunità Capodarco: rilanciare Capodarco a partire dal Dopo di noi”. Intorno a sé, in questo nuovo inizio, chiama le famiglie, i giovani, gli enti locali, le forze vive, sociali e produttive del territorio, e la Chiesa. Un appello anche a papa Francesco, che vuole incontrare. (RS)

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